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Wabi Sabi: 3 modi per vivere al meglio una vita imperfetta

Wabi Sabi di Tomás Navarro

L’ho scelto tra mille libri di crescita personale.

Wabi Sabi. Scoprire nell’imperfezione la bellezza delle cose.

Un libro che parla di imperfezione, trattandola non come uno stigma, ma un dato di fatto davanti al quale nessuno di noi può scappare.
L’ho sfogliato senza realmente leggerlo e in meno di un minuto, l’ho acquistato.

Sono fermamente convinta che i libri giungano a noi nel momento giusto.
Ci sono periodi in cui desidero leggere d’amore, altri di avventure, altri ancora in cui non riesco neanche a sfogliare le pagine di un romanzo.  Il libro giusto capita a noi lettori nel momento in cui ne abbiamo più bisogno.
Mi permetto di dire, magari capitasse lo stesso con gli uomini. Loro no, arrivano nel momento sbagliato, peggiorando una situazione di per sé già precaria.

Dopo questa ironica digressione, torniamo al libro di Tomas Navarro.

Perché lo definisco il libro giusto al momento giusto?

Perché in quel preciso istante e sfortunatamente anche in tutti quelli che l’hanno preceduto e poi seguito… io mi sentivo tremendamente imperfetta.
Non era la giornata migliore, non era la mia settimana migliore.
Come potevo quindi non acquistare un libro che mi rassicurasse sull’imperfezione della vita?

L’autore

Tomas Navarro ha un tono molto semplice mentre parla, è a dir poco amichevole mentre si rivolge a noi. In più pagine sembra sia proprio al nostro fianco, con una mano sulla nostra spalla e l’altra che scrive per noi riflessioni in stile wabi sabi. Include addirittura la sua mail sia all’inizio che alla fine del libro, spronandoci a contattarlo, anche solo per un breve dialogo, un commento, un ringraziamento.

Ci parla di quanta pace gli dia scrivere il libro che noi teniamo tra le mani, descrivendoci i luoghi naturali e meravigliosi in cui il processo di scrittura è avvenuto.

Altro fattore che ho molto apprezzato di questo autore e psicologo, è l’umiltà con cui risponde ai post e alle storie di chi lo menziona sui social.

La filosofia Wabi Sabi

Le due parole non possono essere tradotte, in linea generale, si dice che accostate, vogliano dire “bellezza imperfetta, impermanente e incompleta”.

Tra poco capirete il perché.

Il libro si apre con un dialogo profondo, ma non per questo difficile da comprendere, tra nonno e nipote.
Ogni capitolo inizi così, seguito poi dall’analisi degli scambi tra i due personaggi.

La filosofia Wabi Sabi, così com’è spiegata nel libro, ci insegna concetti che a primo impatto possono sembrare ovvi, ma che nella realtà di tutti i giorni, ci scordiamo di mettere in pratica.

Nella quotidianità, è facile lasciarsi andare alle lamentele e ai piagnistei. È altrettanto semplice sentirsi frustrati, vedere non realizzate le proprie intenzioni, accanirci su questioni che non possiamo cambiare.

Dopo aver letto circa 250 pagine in merito, posso realmente spiegarvi cosa significhi vivere una vita wabi sabi? Non lo so, ci posso provare.

La perfezione non esiste

Questa è una dura realtà da mandar giù, specie per chi come me, è abituato a ricercare la perfezione in ogni dettaglio, specie in se stessi.
Devo essere intelligente, devo essere impeccabile, devo dire le cose giuste al momento giusto, non posso sbagliare, devo essere la migliore, devo essere la figlia perfetta, la studentessa perfetta, l’amica perfetta.

Non vi viene mai mal di testa a furia di seguire tutte queste irrealizzabili intenzioni?

Siamo ossessionati dalla perfezione. Dobbiamo avere il lavoro perfetto, la relazione perfetta, in poche parole, dobbiamo essere perfetti, perché sbagliare significherebbe fallire e mostrarsi imperfetti e a nessuno piace apparire o sentirsi tale.

Bene amici, ecco la prima lezione wabi sabi: la perfezione non esiste.

Per fortuna, aggiungerei.

“La vita è bella nonostante gli errori. Lasciate perdere la ricerca dell’esperienza perfetta, il partner perfetto, il lavoro perfetto e la perfezione in generale: quando ci riuscirete, inizierete a godere di esperienze pressoché perfette, belle e intense…”

Perché è importante capirlo il prima possibile? Perché accettare l’imperfezione, significa riuscire ad accettare anche il fallimento o l’errore che inevitabilmente ne consegue.

Non accettare l’imperfezione vuol dire convivere con la frustrazione eterna.

Pensateci bene: quando desideriamo essere perfetti e infine commettiamo un errore, cosa accade?
Ci sentiamo frustrati, ci maltrattiamo, crediamo di essere noi il problema. Ci buttiamo giù per un singolo errore, dimenticandoci di tutto quello che abbiamo invece fatto correttamente.

Non è più semplice vivere facendo del proprio meglio, senza ossessionarsi, accettando fin dall’inizio che potranno esserci errori e congratulandoci per ciò che svolgiamo correttamente?

Perché invece lasciamo che un singolo sbaglio, rovini tutto ciò che di buono abbiamo costruito?

Imparare a distinguere ciò che è necessario da ciò che non lo è

Spesso ci affanniamo inseguendo obiettivi o persone che in realtà dovremmo lasciare andare. Viceversa, ci arrendiamo prima del dovuto dinnanzi a obiettivi che ci appaiono difficili, irraggiungibili.

Capire la differenza tra ciò che è superfluo e ciò che non lo è, è una delle lezioni wabi sabi più difficili.
Ci sto lavorando da tempo, tentando a piccoli passi di fare del mio meglio per comprendere cosa sia giusto lasciar andare e per cosa invece lottare.

“Saper ignorare è una forma di saggezza. Volendo essere più esatti, è saggio distinguere tra le cose di cui vale la pena occuparsi e quelle che è meglio lasciar perdere”

Pensiamo a un esempio semplice: l’inverno.
Quante volte durante i mesi invernali sentiamo persone lamentarsi del troppo freddo, della neve, del vento, del gelo? Quante volte sentiamo frasi tipiche come: oh quando arriva l’estate? Oh come mi manca il mare!

Le persone sprecano così tante energie lamentandosi di situazioni che non posso essere cambiate, come il ciclo delle stagioni.
Ed è proprio questo il punto: non bisogna sprecare energie dietro a questioni non dipendono da noi.
Il tempo che scorre, gli anni che avanzano e via dicendo, sono tutte situazioni su cui non possiamo agire, quindi perché continuare a lamentarsene?
Non è più utile impiegare le energie in altro modo? Le nostre energie sono importanti, facciamo intenzione a come vengono utilizzate. Usiamole per ciò che realmente conta, non dispendiamole inutilmente.

Mi permetto di aggiungere che distinguere ciò che è utile da ciò che non lo è, non sempre è così semplice. Alle volte sbagliamo a valutare. E va bene. Come ho già detto prima, è naturale essere imperfetti e commettere errori.

Imparare l’arte del perdono

“Perdonatevi errori e imperfezioni, rompete con il passato e concentratevi con atteggiamento sereno sul momento presente.”

Il capitolo dedicato al perdono mi ha colpito particolarmente.
Ancora una volta, confermo che i libri arrivano al momento giusto. Io avevo bisogno di perdono, avevo bisogno di perdonare e soprattutto di perdonarmi.

Di nuovo, ci ricolleghiamo alla questione dell’imperfezione.
Perdonare è importante, questo l’ho sempre sostenuto e le parole di Navarro me l’hanno confermato. Tutte le persone sono imperfette, questo significa che tutte commettono degli errori.

Anche noi.

Perdonare gli altri è complicato, lo so bene anche io, rancorosa come sono, ma perdonare se stessi è un altro paio di maniche.

In passato me la sono presa con chi mi stava attorno, colpevole di avermi fatto un torto, sfogando sul malcapitato parole che in realtà stavo rivolgendo a me stessa. Non ce l’avevo con loro per avermi fatto del male, ce l’avevo soprattutto con me che l’avevo permesso.
Quando l’ho compreso, tutta la rabbia che nutrivo per chi mi aveva ferita, è passata in secondo piano. C’era un’altra questione da risolvere prima, quella con me stessa.

Sembra scontato, ma se non perdoniamo noi stessi, non potremo mai realmente perdonare gli altri.

Quindi mettetevi davanti a uno specchio e ditevi tutto ciò che provate alla persona lì riflessa, ripercorrete i vostri errori, le vostre scelte sbagliate e accettateli, ormai li avete commessi. A volte scoprirete persino di non averne fatti, di aver passato la vita a incolparvi per colpe che non avevate.

Perdonatevi anche per questo e andate avanti.

In conclusione

Potrei parlare ancora per molto di questo libro, ma mi fermo qui per non tediarvi ulteriormente.

Se dovesse interessarvi un secondo articolo in merito, vi avviso che sto per leggere un secondo libro dello stesso autore, stavolta dedicato alle ferite dell’anima. Fatemi sapere e a presto!

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